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Una Giornata Frenetica


I ferventi preparativi costituiscono un aspetto non trascurabile di tutte le festività ebraiche. La vigilia più temuta però è probabilmente la vigilia di Pesach. Gli ebrei sono usciti dall'Egitto in fretta, tanto da non aver avuto tempo di far lievitare il pane (ed ecco la matzà). Così, per tutte le generazioni, gli ebrei sono destinati a prepararsi per Pesach correndo e fremendo.

Preparare la tavola per il seder con tutto l'occorrente non è cosa da poco; è bene quindi rifornirsi di energie e calorie quanto basta per essere in forma. Qui entra in gioco la nostra piccola grande halachà che non manca mai: cosa si può mangiare la vigilia di Pesach? Niente di chametz, che è già stato tutto eliminato, venduto, bruciate le ultime briciole ecc. ecc. La matzà? Nemmeno per sogno, non si mangia matzà fino al seder. Si potrebbe ripiegare sulle leccornie preparate per la sera ma... attenzione! Si esclude qualsiasi alimento che abbia come ingrediente la matzà. Escluso anche assaggiare i cibi simboli del seder (come il charoset).

Si può optare per tutto ciò che non è né chametz né matzà, né charoset né maror. In qualche modo si arriva a sera. Radunati tutti a tavola per dare inizio al seder si tira un sospiro di sollievo, giusto per prepararsi a bere il primo dei quattro bicchieri di vino (a digiuno, fingendo per una sera di non sentire l'acidità di stomaco). In effetti, una bottiglia di vino rosso non manca mai sulla tavola quando c'è qualcosa da festeggiare. Così accade anche a Pesach. Per la gioia degli astemi (ai quali alcuni concedono succo d'uva), non un bicchiere tanto per gradire ma addirittura quattro! Da bersi seguendo l'ordine del seder riportato su tutte le Hagadot. Tutto il seder celebra il passaggio dallo status di schiavi allo status di uomini liberi; per simboleggiare la libertà si beve il vino adagiati sul gomito sinistro, come era in uso un tempo. Un goccio soltanto non basta per uscire d'obbligo; bisogna bere almeno la maggior parte del bicchiere ogni volta. La seconda sera si ripete lo stesso rituale del seder ma... saremo già allenati!

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Tratto dal periodico Lechaim

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