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Il Significato dell'Olio di Oliva


In ricordo del miracolo del ritrovamento di una boccetta di olio di oliva è uso accendere la chanukià con olio di oliva. All’epoca del Bet Hamikdash, appositi sigilli del Cohen Gadòl permettevano di riconoscere le ampolle che contenevano l’olio consacrato alla menorà e nessun altro olio poteva essere usato. Inoltre, solo la prima goccia di olio veniva conservata per l’accensione della menorà; il resto era destinato ad altri usi. Ma perché proprio l’olio d’oliva?

L’olio è una metafora della Chassidùt, della Torà e in generale dell’Ebraismo. L’olio resta separato dagli altri liquidi anche se mischiato ad essi nello stesso recipiente, e mantiene la sua purità; allo stesso modo, la Torà non si contamina con le altre filosofie e pensieri, e la sua saggezza si mantiene pura e intatta nei secoli. In particolare, l’olio di oliva simbolegga la Mishnà, la Tora Orale. L’olio possiede anche la proprietà di penetrare ogni sostanza: anche la Torà si diffonde e permea ogni cosa.

Proprio grazie all’attaccamento e alla fedeltà alla Torà, nemmeno gli ebrei si sono mai completamente assimilati e mescolati agli altri popoli pur vivendo nella diaspora, diventando così l’unico popolo con una storia plurimillenaria mai interrotta.

La Menorà Originale

Nelle illustrazioni tradizionali, la menorà a setta braccia viene raffigurata con le braccia laterali arrotondate, che formano un semicerchio. La più antica e famosa rapprsentazione è quella del bassorilievo scolpito nell’Arco di Tito. All’epoca della distruzione del secondo Bet Hamikdash, 70 a.e.v, i romani si impossessarono di tutto il tesoro e degli arredi sacri del Tempio. Secondo le fonti ebraiche più autorevoli, tra cui Rashì e Maimonide, la forma della menorà originale era diversa. Le braccia erano dritte e anche la base era differente: quella del candelabro raffigurato nel bassorilievo è composta da due esagoni, mentre quella originale era costituita, secondo le fonti, da tre piedi.

Tutto ciò rafforza l’ipotesi secondo cui la menorà trafugata dai romani è solamente uno dei dieci candelabri che adornavano il Tempio; I Cohanìm quindi avrebbero nascoto la menorà originale in un nascondiglio sotteraneo, assieme all’Arca contenente le Tavole della Legge.

Attraverso le candele di Chanukà noi perpetuiamo la luce che proveniva della menorà che non è mai stata portata via e che continua a brillare anche se nascosta, in attesa di venire riscoperta e riaccesa dal Mashiach.

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Tratto dal periodico Lechaim

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