"Abbiamo un messaggio importante per il vostro generale. Portateci immediatamente da lui!".
La guardia osservò Yehudit sospettosamente. Possibile che gli Ebrei avessero mandato un messaggio con una donna-e una donna così bella? II suo atteggiamento, il tono della voce, I'eleganza del vestito indicavano che essa proveniva da una famiglia importante, forse anche dalla famiglia reale. La guardia la condusse da Oloferne e quando Yehudit entrò nella tenda del comandante, questi la osservò con interesse.
"Prode generale", iniziò Yehudit, "sono solo una povera vedova della città di Besulia. Io e la mia gente abbiamo sentito della vostra potenza e delle vostre conquiste in battaglia. Ora stiamo soffrendo, è rimasto poco cibo e poca acqua, e la fame è insopportabile. Io sono venuta ad offrire il mio aiuto per catturare la città, nella speranza che voi sarete misericordioso con me e con la mia famiglia".
"Capisco". Oloferne iniziò a meditare. La sua visitatrice parlava con un tono nobile, affatto timoroso. Cosa poteva mai avere in mente?
"Lasciate che vi spieghi", disse Yehudit. " Fino a che il mio popolo avrà fede in D-o, non si arrenderà mai. Presto non ci sarà più cibo. La fame costringerà la mia gente a mangiare animali non Kasher, quindi D-o si irriterà e la città cadrà!".
"Come saprò quando questo accadrà?" chiese il generale.
"Ecco come posso aiutarvi" rispose Yehudit. "Prima di lasciare la città, ho detto alle guardie che sarei tornata a riferire com'è la situazione nell'accampamento greco. Quando andrò a parlare con loro, chiederò in che condizioni è Besulia: mi diranno tutto".
"Eccellente". Oloferne si sfregò le mani, pensando alla facile vittoria. Come era affascinante quella donna: che "bottino" sarebbe stata! "Yehudit, se tutto andrà come voi dite, sarete mia moglie!".
II generale ordinò di preparare degli alloggi confortevoli per Yehudit e la sua ancella. Immediatamente fu montata una tenda, vicino alla sua.
"Che nessuno osi toccare queste donne, pena la morte!" ordinò alle sue truppe. I soldati obbedirono e si tennero a distanza da Yehudit e dall'ancella.
Passò un giorno, poi un altro ed un altro ancora. I soldati si abituarono in fretta ad avere in mezzo a loro queste donne, coperte dagli scialli, che passeggiavano tranquillamente nel campo e che andavano e venivano da Besulia liberamente.
"Allora, Yehudit", chiese il generale, "dobbiamo aspettare ancora a lungo io e i miei uomini? I soldati non possono starsene seduti a far niente! A questo punto vogliono un po' d'azione!".
"Ho novità per voi" rispose Yehudit. "Le guardie mi hanno detto che in città non c'è più cibo. Presto la gente dovrà per forza mangiare qualsiasi cosa-perfino i loro cani, i gatti, i muli!".
"Magnifico!" disse Oloferne compiaciuto. "Bisogna festeggiare! Yehudit, stasera sarete la mia ospite d'onore!".
Oloferne fece preparare una tavola di leccornie per il banchetto.
Yehudit sorrise: "Prode generale, non c'è bisogno di tutto questo. Io ho del cibo molto più saporito di qualsiasi cosa i vostri uomini possano preparare. Dovete assaggiare il mio formaggio: è famoso in tutta Besulia! Stasera, permettetemi di servirvelo".
Con molta grazia, Yehudit tirò fuori il suo famoso formaggio e molte altre squisitezze. Lusingato dalle sue attenzioni, Oloferne mangiò di buon grado, gustando il formaggio piccante e salato. Di allegro umore e assetato, mandò giù il pasto con una coppa dopo l'altra di vino, un vino forte, che gli aveva offerto Yehudit.
"Molto buono... mia cara Yehudit... molto buono".
" Prendete un'altra coppa, prode generale. Non è forse cosa degna di un conquistatore come voi?"
Oloferne prese la coppa e, assonnato, lasciò scivolare la testa sui cuscini.
"Un conquistatore come me..." mormorò e ormai ubriaco, cadde in un profondo sonno.
La notte era tranquilla. Fuori, in lontananza, le sentinelle guardinghe scrutavano nella notte. Sopra l'entrata della tenda, una torcia accesa gettava ombre sul tavolo, sui cuscini, sul generale. Yehudit alzò la testa del generale e vi appoggiò sotto un guanciale. Oloferne continuava a russare.
Con molta cautela, Yehudit impugnò la pesante spada che pendeva dalla cintura di Oloferne facendola scivolare fuori piano, con un leggero fruscìo. "Hashem Onnipotente", sussurrò Yehudit nel silenzio della notte, "esaudisci la mia preghiera come hai esaudito quella di Yael. Dammi la forza di essere Tua servitrice e di liberare il Tuo popolo da questa belva crudele che ha giurato di distruggerlo!".
Alzò la spada e mirò al collo del generale. Silenziosamente e agilmente, lo decapitò. Una leggera brezza attraversò la tenda. Le fiamme della torcia continuavano a brillare.
Yehudit posò la spada. Fuori, i passi della guardia si facevano più pesanti e trascinati: era stanca e stufa.
Yehudit raccolse le sue cose e le mise in due ceste di vimini. Qundi chiamò la sua ancella: "Ora andiamo via" sussurrò.
I soldati non fecero attenzione alle due donne. Inoltre, non si aspettavano che il loro generale ubriaco si facesse sentire prima del mattino.
Appena Yehudit raggiunse le porte della città, corse da Uzziel.
"Presto! Raduna immediatamente le truppe. Devi preparare un attacco contro l'esercito greco per domani all'alba . Cadranno tutti nelle vostre mani, ora che non hanno più il capo".
"Cosa vuoi dire?" chiese Uzziel.
Senza dire una parola, Yehudit aprì la sua cesta e mostrò il macabro "frutto".
II mattino seguente, i soldati greci sbalorditi videro l'esercito di Ebrei marciare contro di loro. Le sentinelle mandarono ad avvertire gli ufficiali; questi corsero nella tenda di Oloferne. Possibile che stesse ancora dormendo?
Rimasero senza fiato quando videro il suo corpo, immobile, sui cuscini. In preda al panico, corsero fuori dalla tenda. "Oloferne è morto! Oloferne è morto!". Un urlo di terrore attraversò l'accampamento. Nella più totale confusione, l'esercito greco fuggì di fronte all'avanzata degli Ebrei, i quali scacciarono i Greci come mosche.
La coraggiosa Yehudit li aveva salvati da una situazione disperata.
Tratto Da: Il Moshiach Times