Cosa: Lo shofar è un corno di un animale kasher dal quale viene rimosso il midollo osseo per poterlo suonare.
Quando: Rosh Hashanà viene menzionato nella Torà come “Yom Teruà”, “Il Giorno del suono dello Shofar”. Infatti è questa la mitzvà del giorno, ovvero sentire I suoni dello shofar. Poiché Rosh Hashanà dura due giorni è necessario sentire lo shofar entrambi I giorni, a meno che il primo giorno di moéd cade di Shabbat, in tal caso si suona lo shofar solo il secondo giorno.
Perchè: In poche parole, perchè così D-o comanda. Ma non solo per questo, infatti lo shofar funge anche da sveglia, risvegliandoci dal nostro sonno spirituale e ricordandoci di connettere nuovamante con il Creatore.
Chi: Ogni uomo, donna e bambino ebreo.
Dove: È preferibile sentire lo shofar in sinagoga, perciò lo si suona doppo la lettura del Sefer. Tuttavia se non si ha la possibilità di andare in sinagoge, suggeriamo di contattare un rabbino Chabad che potrà aiutare a trovare qualcuno che venga a suonare lo shofar.
Come: Sembra semplice ma ci sono delle regole che vanno seguite. Il baàl tokea, colui che suona il shofar, dice due benedizione e suona tre suoni: tekià (il richiamo diretto ), shevarìm ( tre richiami a singhiozzo ), e teruà (nove o più suoni a singhiozzo).
È necessario suonare e sentire almeno trenta di questi suoni, in sinagoga si suonanon un totale di cento suoni durante le varie preghiere del giorno.
Per Rosh Hashanà è preferibile usare uno shofàr di montone in ricordo del sacrificio di Yitzchàk, e che sia incurvato per simboleggiare come noi incurviamo il cuore di fronte a D-o. È bene che lo strumento utilizzato non presenti spaccature o scheggiature, anche se ciò non ne pregiudica in senso generale l’utilizzo.
Il suono dello shofàr, con la sua caratteristica maestosità e potenza, esprime una forza tale da indurre l’animo umano a provare sentimenti profondi e, a volte, contrastanti come non hanno mancato di rilevare i Maestri. Tale contrasto di sentimenti, per cui a volte ci sentiamo sopraffatti e annichiliti dal suono dello shofàr e in altri casi piuttosto ci infonde e ci rinnova la fede nel futuro di Israèl, è legato alle circostanze evocate.
Nel giorno di Rosh Hashanà fu creato l’uomo, culmine dell’atto Divino: in quel momento D-o fu incoronato Re dell’universo. Ogni anno a Rosh Hashanà rinnoviamo la nostra sottomissione alla sua sovranità: ne è simbolo il suono dello shofàr.
Accettammo la Torà alle pendici del monte, e in quella circostanza si udì il suono dello shofàr (Esodo 19, 16). Ogni anno, dunque, ricordiamo e rinnoviamo questo legame di sottomissione alle leggi di D-o e di loro accettazione incondizionata; oppure pensiamo, per esempio, ad alcuni passi profetici le cui parole vibranti sono paragonate (cf Ezechiele 33, 1), per intensità, al suono stesso dello shofàr. Il suono dello shofàr provoca timore e tremito nel popolo (Amos 3. 6).
La sequenza dei suoni dello shofàr provoca nell’animo sentimenti di premonizione di quanto proveremo di fronte al grande e terribile giorno del giudizio finale (Sofonia 1, 14). Infine lo shofàr evoca l’ultimo grande raduno del popolo di Israèl, che avverrà proprio accompagnato dal suo suono. Ascoltando lo shofàr durante Rosh Hashanà, anticipiamo il carattere di quell’evento (Isaia 27, 13) e rafforziamo la fede nella venuta di Mashìach e la resurrezione dei morti.