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La Sukkà: Un Abbraccio Divino


I nostri saggi affermano che dopo il perdono dei peccati a Yom Kippur, D-o ricomincia a calcolare le nuove trasgressioni solamente a partire da Sukkot, poiché subito dopoYom Kippursi è talmente occupati con i preparativi per la festa di Sukkot - procurarsi il lulav, costruire e decorare la sukka ecc - che non si ha nemmeno il tempo di commettere dei peccati!

Le mitzvòt menzionate sopra riguardano più che altro il nostro rapporto con D-o, ma la festa di sukkot è anche un momento di unione tra le persone.

La sukkà un punto di ritrovo per tutti; ognuno lascia la propria casa con tutte le sue comodità per andare a riunirsi assieme agli altri sotto una stessa semplice e modesta capanna. Non c'è differenza tra chi durante l'anno abita in un lussuoso appartamento e chi invece abita in una casa più umile: nella Sukkà ci sentiamo tutti uguali. La Sukkà elimina le divisioni sociali ed economiche; come dicono i nostri saggi: “Tutte le persone del popolo d'Israele sono degne di sedere sotto una sola Sukkà”.

Ad un livello più profondo, anche le quattro specie del lulav trasmettono un messaggio di unità. Il lulav è composto da quattro specie diverse che si uniscono assieme ed esse rappresentano quattro tipi di persone diverse che stanno unite. Perfino il salice, che secondo il Midrash rappresenta l’ebreo privo di mitzvòt e di Torà, va avvicinato ed unito agli altri e senza di lui non c’è completezza nel popolo.

Questo è il significato di ciò che Do disse al profeta Samuele: “Non guardare la sua apparenza” - non permetterti di giudicare nessuno, nemmeno colui che apparentemente non ha nessun legame con la Torà e le mitzvòt: In lui c’è un'anima Divina che è parte di D-o, e spetta a noi il compito di avvicinarlo spiegandogli l’importanza e la bellezza della Torà e dei suoi precetti.

La sukkà è come un abbraccio Divino: quando D-o vede che i Suoi figli sono uniti nonostante le loro diversità, ne gioisce e colma di benedizioni tutto Israele.

È con questo spirito che dobbiamo sederci nella sukkà, con la fiducia che l’anno prossimo ci sederemo tutti nella grande sukkà che eretta a Gerusalemme, assieme a Mashiach e a tutti gli Tzadikkim di tutte le generazioni, Amèn!


Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia-Roma

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