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I Messaggi di Yom Kippùr


Nel giorno dell'Espiazione, Yom Kippùr, uno dei giorni del timore con cui si inizia l'Anno nuovo (possa essere un anno felice e benedetto per tutti noi) ogni ebreo si sente pervadere il cuore da uno spirito di santità.

Purtroppo, per varie ragioni, i sentimenti elevati che proviamo in questo giorno decisivo (come pure in quello di Rosh haShanà e nei "Dieci Giorni della Contrizione" che lo precedono) non vengono messi sempre a profitto nel miglior modo possibile. Accade, nelle varie comunità, ed anche nell'animo dei singoli, che questi sentimenti elevati—una volta passati i "Giorni del Timore" — si dissipino senza lasciare alcun notevole cambiamento o miglioramento nella vita quotidiana dell’uomo o della donna ebrei. È quando l'individuo non migliora, verrà inevitabilmente a mancare anche un miglioramento a livello sociale.

Una delle molte ragioni di questo insuccesso, è che il risveglio spirituale ed i sentimenti elevati dei "Giorni del Timore" non sono rivolti verso il proprio intimo, ma verso cose che riguardano gli altri.

Non è raro che si colga l'occasione di questi giorni solenni per pronunciarsi su problemi universali: si tratta di "messaggi" che non riguardano nessuno in particolare, e men che meno persone del nostro ambiente. Questo modo di agire accontenta tutti perché non impegna nessuno. Cosi, quando rivolgiamo la nostra attenzione e le nostre preoccupazioni a certi elevati problemi ed a certe decisioni che riguardano il mondo contemporaneo (e si tratta, nella maggior parte dei casi, di questioni sulle quali chi si pronuncia non può avere alcuna influenza), questo ci serve come pretesto per distogliere la necessaria attenzione da noi stessi, da un'adeguata introspezione ed un riesame critico della nostra vita personale. Ed è appunto in quest'ambito che i propositi personali possono risultare efficaci.

Speriamo dunque che, con l'aiuto di D-o, ogni ebreo ed ogni ebrea, e specialmente i capi spirituali delle comunità, approfittino appieno dei momenti di devozione e dei sentimenti elevati che pervadono gli spiriti nei "Giorni del Timore" (Le Grandi Festività): e non per occuparsi di problemi generali o nazionali, bensì per ubbidire all'imperativo di questi giorni. Questo imperativo è il precetto Divino: "Fa che Io sia il tuo Re!" Dobbiamo cioè accettare la Sovranità di D-o, nostro Re e Padrone. Questo ci porta alla teshuvà (Pentimento), alla tefillà (Servizio di D-o), e alla tzedakà' (rettitudine), ciò che dovrà avere inizio da casa propria, da noi stessi, per poi estendersi al proprio ambiente, alla comunità, ed a circoli più lontani.

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Pubblicato nel Pensiero della Settimana per gentile concessione di Beth Shlomo

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